Il contesto normativo
La privacy nell'era dell'IA è già sotto la lente dei regolatori.
Il prossimo controllo potrebbe riguardare la tua realtà professionale o aziendale.
Il quadro europeo sulla protezione dei dati si applica anche a chi usa
l'IA generativa nel lavoro quotidiano — e le aspettative dei regolatori
verso professionisti e aziende, in questa dimensione, sono alte e in
continua crescita. Chi tratta dati personali di terzi ha l'obbligo di
adottare misure concrete di minimizzazione, non solo politiche interne.
Usare in ambito professionale o aziendale servizi di intelligenza
artificiale generativa caricandovi atti, documenti e dati senza misure
di minimizzazione può rappresentare una violazione degli obblighi
previsti dal GDPR, a cominciare dall' Art. 5(1)(c) GDPR .
E se le Autorità chiedono conto del rispetto delle regole, non bastano
le buone intenzioni: serve documentare cosa si è effettivamente fatto
per adempiervi.
Vietare l'uso dei servizi di IA ai collaboratori non funziona.
Bozza atti, riassunti sentenze, traduzioni, rassegne giurisprudenziali.
L'IA fa risparmiare il 30-50% del tempo a chi la usa bene. Vietarla in
studio o in azienda funziona finché qualcuno non la usa di nascosto,
magari da casa — con il codice fiscale del cliente, del fornitore, della
controparte direttamente nel prompt su ChatGPT, Claude o Copilot.
Serve l'opzione che oggi non hai: usarla senza esporre i dati.
PrivActa riconosce 19 categorie di dati personali italiani — codice
fiscale, partita IVA, IBAN, nomi, indirizzi, date, telefoni. Li
sostituisce con segnaposti coerenti
([PERSONA_1], [CODICE_FISCALE_1],
[IBAN_1]) prima che il testo lasci il
dispositivo. Quando riporti la risposta dell'IA in PrivActa, i nomi
reali vengono ricostruiti sul tuo dispositivo. Tutto, sempre sul tuo
computer.