Guida · Cosa fa ChatGPT dei tuoi dati
Claude e Gemini e i tuoi dati: come si comportano
Sì, anche Claude e Gemini trattano i tuoi dati: come ChatGPT, ricevono i tuoi input, li elaborano su server esterni e li conservano secondo le loro policy. Cambiano le impostazioni predefinite e le condizioni contrattuali, non il principio di fondo. La difesa efficace è la stessa per ogni AI: ridurre a monte i dati identificabili che invii.
Questa guida è la versione “universale” del tema affrontato nella pillar cosa fa ChatGPT dei tuoi dati: il problema non è un solo fornitore, ma qualsiasi AI generativa a cui affidi documenti reali.
Perché non è solo ChatGPT
Quando si parla di privacy e AI, l’attenzione finisce quasi sempre su ChatGPT — è il più conosciuto. Ma il meccanismo è identico per tutti i motori di AI generativa: tu scrivi o carichi qualcosa, quel contenuto lascia il tuo dispositivo, viaggia verso i server del fornitore, viene elaborato e — a seconda del prodotto e delle impostazioni — conservato o usato per migliorare i modelli.
Claude (di Anthropic) e Gemini (di Google) non fanno eccezione. Se incolli il contratto di un cliente o l’estratto conto di un’azienda in una di queste chat, stai facendo uscire dati personali dal tuo controllo, esattamente come con qualsiasi altro assistente AI. Concentrarsi su un solo nome commerciale dà una falsa sicurezza: cambiare AI non cambia il rischio.
Chi tratta dati altrui per lavoro — avvocati, commercialisti, notai, uffici HR — ha un ulteriore obbligo di attenzione, perché entra in gioco anche il segreto professionale.
Art. 622 c.p. — Rivelazione di segreto professionaleClaude: cosa dice sui dati
Anthropic distingue tra prodotti consumer (le chat gratuite o in abbonamento personale) e prodotti business/API. In generale, sui piani rivolti alle aziende e sull’API le condizioni sono più restrittive riguardo all’uso dei contenuti per l’addestramento; sui piani consumer le impostazioni possono variare e prevedere, in certe configurazioni, l’uso dei dati per migliorare i modelli.
Il punto pratico è un altro: anche quando l’addestramento è escluso, l’invio avviene comunque. Il tuo testo raggiunge i server, viene elaborato e conservato secondo i tempi indicati nelle policy del servizio. “Non usato per addestrare” non significa “non trattato”. Le condizioni, inoltre, cambiano nel tempo: quella che leggi oggi potrebbe essere aggiornata domani, quindi non affidarti alla memoria di una versione passata.
Gemini: cosa dice sui dati
Google applica un modello simile, articolato tra il servizio consumer legato all’account Google e le offerte Workspace/Cloud per le organizzazioni. Sulle versioni business le condizioni contrattuali tendono a escludere l’uso dei contenuti per addestrare i modelli generali; sulle versioni gratuite, invece, le tue interazioni possono essere riviste e utilizzate per migliorare i servizi, secondo quanto specificato nell’informativa.
Anche qui vale la stessa avvertenza: le impostazioni riducono un rischio (l’addestramento), ma non eliminano né l’invio né la conservazione. E poiché Gemini è integrato in molti strumenti dell’ecosistema Google, è facile inserirci dati senza rendersene conto — un documento allegato, il contenuto di una mail, un foglio di calcolo.
In tutti questi casi il trattamento di dati personali resta soggetto ai principi del GDPR, a partire dalla minimizzazione: raccogliere e trasmettere solo i dati davvero necessari.
Art. 5(1)(c) GDPR — Principio di minimizzazioneIl principio comune: minimizzare a monte
Confrontare le policy di ChatGPT, Claude e Gemini riga per riga è utile, ma porta a una conclusione controintuitiva: la scelta del fornitore è secondaria. Nessuna impostazione ti mette al riparo dal fatto che i dati, per essere elaborati, devono uscire dal tuo dispositivo.
La leva che controlli davvero è cosa invii. Se il documento che carichi non contiene più nome, codice fiscale, IBAN e indirizzo del cliente, allora — qualunque AI usi, qualunque sia la sua policy — non stai facendo uscire quei dati. Il rischio si riduce alla fonte, non a valle.
Ecco lo stesso documento prima e dopo la mascheratura: identico per l’AI dal punto di vista logico, ma senza dati identificabili.
Gentile Dott. Luca Bianchi, in merito alla posizione di Maria Conti (CF CNTMRA85M41F205X), residente in Via Roma 18, 20121 Milano, La informo che l'importo di 4.200 euro andrà versato sull'IBAN IT60X0542811101000000123456.
Gentile Dott. [NOME_1], in merito alla posizione di [NOME_2] (CF [CF_1]), residente in [INDIRIZZO_1], La informo che l'importo di 4.200 euro andrà versato sull'IBAN [IBAN_1].
Puoi comunque chiedere all’AI di riformulare la lettera, riassumerla o correggerla: il segnaposto [NOME_2] le basta per capire la logica del testo. Ciò che non riceve mai è chi sia davvero quella persona. Questo è l’approccio spiegato in dettaglio nella guida su come anonimizzare i dati prima di usarli con l’AI, e vale allo stesso modo per la domanda “ChatGPT usa i miei dati per l’addestramento?”: se il dato non c’è, non può essere né usato né conservato.
Attenzione a non promettersi la perfezione: nessun metodo “garantisce” al 100% l’anonimato, e la responsabilità della conformità resta del titolare del trattamento. L’obiettivo realistico è ridurre l’esposizione in modo sistematico, non affidarsi al caso.
Un unico passaggio a monte, valido per ogni AI
Se usi più modelli diversi — Claude per certe attività, Gemini per altre, ChatGPT per altre ancora — ricordare le impostazioni privacy di ciascuno è impraticabile. La soluzione è spostare la protezione prima della chat, con un unico passaggio che vale per tutti.
È qui che entra uno strumento di supporto. PrivActa è un’app desktop che elabora i documenti in locale, sul tuo dispositivo: riconosce automaticamente nomi, codici fiscali, IBAN, partite IVA e indirizzi italiani e li sostituisce con segnaposto coerenti, prima che il file venga dato a qualsiasi AI. Il documento originale non viene mai caricato in cloud, perché l’analisi avviene senza connessione ai server del modello.
Non sostituisce il tuo giudizio — resta buona pratica ricontrollare il risultato — ma trasforma un controllo manuale, da ripetere per ogni fornitore, in un passaggio unico e ripetibile. Scopri come funziona PrivActa oppure, se lavori con documenti riservati ogni giorno, scarica PrivActa e provalo sui tuoi file: l’elaborazione resta sul tuo dispositivo, qualunque AI tu decida di usare dopo.
Domande frequenti
Claude e Gemini usano i miei dati per addestrare i modelli?
Dipende dal prodotto e dalle impostazioni. Sui piani consumer possono, in alcune configurazioni, usare gli input per migliorare i modelli; i piani business e le API dei principali fornitori applicano di norma condizioni più restrittive. Le policy cambiano nel tempo: verifica sempre quella aggiornata del servizio che usi.
Gemini è più sicuro di ChatGPT per la privacy?
Non esiste un'AI 'più sicura' in assoluto: cambiano le impostazioni predefinite e le condizioni contrattuali, non il principio. In tutti i casi i tuoi input lasciano il dispositivo e vengono trattati su server esterni. La difesa più solida è ridurre a monte i dati identificabili che invii.
Le impostazioni privacy di Claude e Gemini bastano a proteggermi?
Riducono un rischio (l'uso per l'addestramento) ma non eliminano l'invio: il dato esce comunque dal tuo dispositivo e viene conservato secondo le policy del fornitore. Per questo conviene inviare solo una versione già mascherata dei documenti.
Devo trattare Claude e Gemini diversamente da ChatGPT quando carico documenti?
No: la regola operativa è la stessa per ogni AI generativa. Prima di caricare, rimuovi o maschera nomi, codici fiscali, IBAN, indirizzi e dati sensibili, e usa solo la versione anonimizzata. Cambia il fornitore, non la buona pratica.
Se uso più AI diverse, come mi organizzo?
Adotta un unico passaggio di anonimizzazione a monte, valido per tutte: prepari il documento mascherato una volta e poi lo usi con qualsiasi modello. Così non devi ricordare le impostazioni di ciascun servizio.