Guida · Segreto professionale legale

Notai e AI: segreto notarile e riservatezza degli atti

della Redazione PrivActa · pubblicato il

Un notaio può usare l’intelligenza artificiale nel rispetto del segreto notarile solo se i dati delle parti non escono in chiaro dal suo dispositivo. La regola è mascherare a monte nomi, codici fiscali, dati catastali e importi prima di inviare una bozza a un assistente AI — che sia ChatGPT, Claude o Gemini: l’AI lavora sul testo anonimizzato, non sull’atto reale.

Questa guida fa parte del percorso su AI e segreto professionale e ne applica i principi alla funzione notarile, dove riservatezza delle parti e delicatezza degli atti alzano ulteriormente l’asticella.

Il segreto notarile e l’AI

Il notaio è un pubblico ufficiale che tratta ogni giorno informazioni riservate: identità e situazione patrimoniale delle parti, rapporti familiari, valori immobiliari, disposizioni testamentarie. Il dovere di riservatezza che accompagna la funzione notarile riguarda proprio queste informazioni, acquisite nell’esercizio dell’attività.

Quando incolli una bozza di atto in un servizio di AI online, quei dati vengono trasmessi a un terzo — i server del fornitore — e possono essere conservati o, in alcune configurazioni, usati per migliorare i modelli. Non è diverso, sul piano della riservatezza, dal farli leggere a un soggetto estraneo alla pratica. La violazione della riservatezza professionale, quando riguarda segreti, può assumere rilievo anche penale.

Art. 622 c.p. punisce chi, avendo notizia di un segreto per ragione della propria professione, lo rivela senza giusta causa. È il perno del ragionamento: l’AI non va usata inserendo in chiaro ciò che sei tenuto a custodire.

I dati contenuti negli atti

Un atto notarile è una miniera di dati personali e identificativi. Prima di pensare all’AI, è utile sapere cosa esattamente non deve uscire in chiaro:

  1. Dati identificativi delle parti: nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, documento d’identità.
  2. Dati di contatto e residenza: indirizzo, domicilio, email, telefono.
  3. Dati patrimoniali e bancari: IBAN, importi, prezzo di compravendita, mutui, garanzie.
  4. Dati catastali e immobiliari: foglio, particella, subalterno, rendita — spesso riconducibili al proprietario.
  5. Dati particolari o familiari: stato civile, rapporti di parentela, disposizioni successorie, che possono rivelare situazioni delicate.
  6. Partite IVA e dati societari di imprese coinvolte.

Molti di questi rientrano tra i dati personali tutelati dal GDPR, e trattarli richiede il principio di minimizzazione: usare solo i dati necessari allo scopo.

Art. 5(1)(c) GDPR impone che i dati trattati siano adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario. Dare all’AI un atto intero quando le serve solo la struttura del testo è l’opposto della minimizzazione.

Rischi di riservatezza quando l’atto incontra l’AI

I rischi concreti, per un notaio, sono tre:

  • Uscita dei dati dal controllo dello studio. Una volta inviato, il testo è già fuori: non puoi “richiamarlo”. La riservatezza delle parti dipende ora dalle policy di un fornitore terzo.
  • Re-identificazione da dettagli residui. Anche togliendo il nome, un dato catastale o un importo insolito possono bastare a risalire alla persona. La riservatezza non è tutto-o-niente: un singolo dato dimenticato può vanificarla.
  • Responsabilità che resta in capo a te. L’uso dell’AI non trasferisce alcun obbligo. La conformità e il rispetto del segreto restano responsabilità del notaio, in qualità di titolare del trattamento. Nessuno strumento ti “mette a norma” al posto tuo.

A questo si aggiunge un dovere che la normativa recente ha reso esplicito: informare il cliente. L. 132/2025, art. 13 prevede, nell’ambito dell’uso professionale dei sistemi di intelligenza artificiale, un dovere di informare la persona assistita sull’impiego di tali strumenti. Anche lavorando su testi anonimizzati, è buona pratica chiarire nel rapporto professionale se e come usi l’AI.

Come usare l’AI in sicurezza: mascherare prima dell’invio

La difesa efficace non è vietare l’AI, ma spostare la protezione a monte: rendere il testo non riconducibile alle parti prima di inviarlo. In pratica:

  1. Individua i dati identificativi nell’atto: nomi, CF, dati catastali, IBAN, importi, indirizzi.
  2. Sostituiscili con segnaposto coerenti — lo stesso valore reale diventa sempre lo stesso segnaposto — così il testo resta comprensibile e l’AI può comunque lavorarci.
  3. Controlla intestazioni, allegati, visure e metadati, non solo il corpo dell’atto.
  4. Verifica che non resti alcun dato re-identificante e usa solo la versione mascherata.

Ecco come si presenta una clausola di compravendita prima e dopo il mascheramento:

Clausola di compravendita, mascherata
Documento originale
Con il presente atto il sig. Mario Rossi
(C.F. RSSMRA80A01H501U), nato a Milano il 01/01/1980,
residente in Via Roma 1, Milano, vende alla sig.ra
Anna Bianchi (C.F. BNCNNA85T45F205K) l'immobile sito
in Milano, Via Verdi 12, censito al Catasto Fabbricati
al foglio 34, particella 128, sub. 5, per il prezzo di
euro 320.000, versato tramite bonifico su IBAN
IT60X0542811101000000123456.
Documento mascherato
Con il presente atto il sig. [NOME_1]
(C.F. [CF_1]), nato a [LUOGO_1] il [DATA_1],
residente in [INDIRIZZO_1], vende alla sig.ra
[NOME_2] (C.F. [CF_2]) l'immobile sito
in [INDIRIZZO_2], censito al Catasto Fabbricati
al [CATASTO_1], per il prezzo di
euro [IMPORTO_1], versato tramite bonifico su IBAN
[IBAN_1].
Le parti, i CF, i dati catastali e l'IBAN sono mascherati: la struttura della clausola resta intatta.

Il testo a destra è ancora perfettamente utilizzabile — puoi chiedere all’AI di rivederne la forma o di controllarne la coerenza — ma non rivela più chi sono le parti, dove si trova l’immobile né a quanto è stato venduto.

In pratica con PrivActa

Farlo a mano su ogni bozza è lento e un solo dato dimenticato basta a re-identificare una parte. PrivActa è uno strumento di supporto all’anonimizzazione: riconosce e maschera automaticamente nomi, codici fiscali, partite IVA, IBAN, importi e indirizzi italiani, sostituendoli con segnaposto coerenti sul dispositivo, prima che il testo raggiunga qualunque motore AI — ChatGPT, Claude, Gemini o altri. L’elaborazione resta in locale: l’atto originale non esce mai dal tuo computer, non transita su alcun cloud. Per i fascicoli complessi mantiene i segnaposto coerenti anche su più documenti della stessa pratica.

Non sostituisce il tuo giudizio — resta buona pratica ricontrollare il risultato — ma trasforma un controllo delicato in un passaggio veloce e ripetibile. Scopri come funziona PrivActa o vedi la pagina dedicata ai notai e alla riservatezza degli atti.

Domande frequenti

Un notaio può usare ChatGPT per redigere o rivedere un atto? Può usarlo come supporto, ma non deve inserire in chiaro i dati delle parti coperti da riservatezza. La difesa a monte è mascherare nomi, codici fiscali e dati identificativi prima dell’invio, lavorando sulla versione anonimizzata.

Il segreto notarile copre i dati che inserisco in un’AI? Il dovere di riservatezza riguarda le informazioni acquisite nell’esercizio della funzione. Inserirle in un servizio AI esterno significa trasmetterle a un terzo: per questo conviene non farle uscire in chiaro dal dispositivo.

Usare uno strumento di anonimizzazione mette il notaio a norma con il GDPR? No. Anonimizzare è una misura tecnica di minimizzazione che riduce l’esposizione dei dati. La conformità e il rispetto degli obblighi professionali restano responsabilità del notaio, quale titolare del trattamento.

Quali dati di un atto vanno mascherati prima di usare l’AI? Nomi e cognomi delle parti, codici fiscali e partite IVA, dati catastali e identificativi immobiliari, IBAN e importi, indirizzi, e ogni riferimento che renda riconoscibili le persone coinvolte.

Per il quadro completo del segreto professionale legale leggi la pillar su AI e segreto professionale per avvocati e notai; sul dovere verso il cliente vedi la guida alla L. 132/2025 e l’obbligo di informare.

Vuoi vedere PrivActa all’opera sulle tue bozze di atti? Scopri come funziona — l’elaborazione resta sul tuo dispositivo — oppure, se sei un notaio e lavori con atti riservati ogni giorno, valuta come rendere questo controllo automatico.

Un notaio può usare ChatGPT per redigere o rivedere un atto?

Può usarlo come supporto, ma non deve inserire in chiaro i dati delle parti coperti da riservatezza. La difesa a monte è mascherare nomi, codici fiscali e dati identificativi prima dell'invio, lavorando sulla versione anonimizzata.

Il segreto notarile copre i dati che inserisco in un'AI?

Il dovere di riservatezza del notaio riguarda le informazioni acquisite nell'esercizio della funzione. Inserirle in un servizio AI esterno significa trasmetterle a un terzo: per questo conviene non farle uscire in chiaro dal dispositivo.

Usare uno strumento di anonimizzazione mette il notaio a norma con il GDPR?

No. Anonimizzare è una misura tecnica di minimizzazione che riduce l'esposizione dei dati. La conformità al GDPR e il rispetto degli obblighi professionali restano responsabilità del notaio, in qualità di titolare del trattamento.

Devo informare le parti se uso l'AI nella lavorazione della pratica?

La normativa recente sull'uso professionale dell'AI introduce doveri di informazione verso il cliente. È buona pratica chiarire nel rapporto professionale se e come vengono usati strumenti di AI, anche su dati già anonimizzati.

Quali dati di un atto notarile vanno mascherati prima di usare l'AI?

Nomi e cognomi delle parti, codici fiscali e partite IVA, dati catastali e identificativi immobiliari, IBAN e importi, indirizzi, e ogni riferimento che renda riconoscibili le persone coinvolte nell'atto.

Rendi la regola praticabile ogni giorno.

Bozze di atti, procure e anagrafiche delle parti contengono dati coperti da riservatezza. PrivActa è uno strumento di supporto all'anonimizzazione: maschera nomi, codici fiscali, dati catastali e IBAN sul dispositivo, prima che il testo raggiunga ChatGPT o un altro assistente AI.